Violenza di genere e donne al lavoro: a Pioltello il 9-10 novembre è un weekend ricco di eventi

Quello del 9-10 novembre sarà un weekend ricco di appuntamenti per il contrasto alla violenza di genere e la situazione delle donne nel mondo del lavoro.

Si parte sabato 9 con l’inaugurazione della mostra “Com’eri vestita?” organizzata dal comune di Pioltello e a cura dell’associazione “Libere Sinergie” in collaborazione con gli studenti dell’Istituto Superiore “N. Macchiavelli” di Pioltello.

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1968-2018 50 anni. Dal femminismo al femminicidio: il 19 ottobre ad Inzago un pezzo di storia del nostro Paese

Dai primi movimenti femministi nati nel ’68 fino ai giorni nostri con la violenza sulle donne in tutte le sue forme ancora radicata nella nostra società. Questo immaginario viaggio nel tempo negli ultimi 50 anni della nostra storia sarà al centro dell’incontro che si terrà venerdì 19 ottobre 2018 ad Inzago: l’appuntamento è alle 20.45 presso l’auditorium “Fabrizio De André”, in via Piola, 10.
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Donne in politica? La parità di genere è un miraggio. In Italia siamo indietro di un secolo

Donne in politica? La strada da fare ancora lunga. Questa, in sintesi estrema, l’analisi della componente femminile nelle istituzioni del nostro paese. Nella seconda puntata dell’inchiesta di Cernuscodonna.it sul mondo del lavoro abbiamo scelto come focus la politica, la stanza dei bottoni dove vengono prese le decisioni fanno andare in un verso o in un altro la nostra società.
Il dato più evidente è che mai nella storia repubblicana del nostro paese una donna è stata presidente del consiglio, a differenza di quanto è succede nei paesi del nord Europa o della stessa Germania dove la leader della politica tedesca è da ormai 12 anni Angela Merkel.
Nell’attuale governo Gentiloni le ministre sono 5 su 18 (27,78%) di cui 2 senza portafogli. D’altronde basta guardare al passato per capire come le donne in politica non abbiano mai avuto vita facile. Dei 60 governi della storia repubblicana, infatti, i primi 29 non comprendevano neanche una donna. La prima a ricoprire questo ruolo fu Tina Anselmi, nominata ministro del Lavoro nel 1976 da Giulio Andreotti.
Le cose vanno di poco meglio a livello parlamentare. La XXVII legislatura (che ormai è nella sua fase conclusiva), era stata presentata come quella con la maggior presenza femminile. Tuttavia la parità di genere è ancora lontana: alla Camera le deputate sono il 31,30 del totale mentre nell’altro ramo del parlamento le senatrici sono il 29,60% (Dati Openpolis).
Ma anche nelle istituzioni locali le donne fanno fatica a ritagliarsi un ruolo di rilievo. Le Regioni governate da una donna sono soltanto due: il Friuli-Venezia Giulia di Deborah Serracchiani e l’Umbria di Catiuscia Marini. E delle 21 regioni italiane sono solo 8 quelle con almeno il 40% di donne all’interno delle giunte. Ancora peggiore la situazione nei consigli regionali dove al massimo si raggiunge il 32% di consigliere in Emilia Romagna. Infine impossibile non citare due casi eclatanti: da una parte il Molise dove non c’è neanche una donna in giunta e dall’altra la Basilicata dove non c’è neanche una donna nel consiglio regionale.
Il trend viene confermato, infine, anche a livello comunale. Su 106 comuni capoluoghi di provincia le sindache sono solo 9, tra le quali Chiara Appendino e Virginia Raggi, elette nell’ultime amministrative. Tanti numeri che confermano un problema strutturale nella nostra società. Anche perché se sono poche le donne in politica più difficilmente verranno approvate delle norme che aiutino a raggiungere la parità di genere e a contrastare la violenza di genere.

Donne ai vertici nel mondo del lavoro? In Italia qualcosa si muove ma la parità di genere è ancora un miraggio

Forse non in tanti si ricordano che nel 2011, quando ancora al governo c’era Silvio Berlusconi, fu approvata una legge (120/2011, cosiddetta Golfo-Mosca) che introduceva le quote di genere nei consigli di amministrazione. Appena entrata in vigore si accese una discussione su i favorevoli e i contrari. Ma a distanza di sette anni si può fare un bilancio sugli effetti per la carriera delle donne?
Un primo dato può spiegare bene quanto ha inciso la Golfo-Mosca: nel 2008 le donne che sedevano nei consigli di amministrazione erano 170, il 5,9% del totale delle poltrone. Otto anni dopo, nel 2016, il numero è salito a 687, il 30,3% del totale (dati Openpolis).
Tuttavia è importante non fermarsi al freddo numero ma analizzare cosa c’è dietro. In primo luogo è necessario sottolineare che la legge prevede un obbligo di quote di genere dal primo rinnovo del cda e per tre mandati consecutivi; dal quarto decade l’obbligo. Un punto voluto da chi ha scritto la legge con un obiettivo preciso: generare un cambiamento di mentalità nel mondo del lavoro italiano tale da, in un futuro non troppo lontano, non dover più obbligare per legge delle quote di genere. Solo tra qualche anno, quando le società entreranno nella fase del quarto rinnovo, si potrà scoprire i reali effetti di questa legge.
Ma c’è un altro dato da analizzare: Se è vero che sono aumentate le donne nei consigli di amministrazione è altrettanto vero che solo pochissime di queste hanno dei ruoli rilevanti. Sono solo 17, infatti, le donne le amministratrice delegate; il 2,5% degli incarichi femminili. In conclusione si può quindi affermare che la 120/2011 è stata una legge necessaria per smuovere l’immobilismo del mondo del lavoro italiano ma che è solo il primo passo per arrivare alla parità di genere.

Le donne lombarde tornano in piazza per un aborto libero sicuro e gratuito. Appuntamento a Milano il 28 settembre alle 18e30

In Italia l’aborto libero e sicuro è un diritto acquisito? Per legge sì ma l’alto tasso di obiezioni di coscienza tra i medici italiani lo mette fortemente a rischio. Per questo il 28 settembre, Giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro, le donne di tutta la Lombardia tornano in piazza per riaffermare la libertà di scelta.
L’appuntamento è per le 18e30 in piazza Duca d’Aosta a Milano davanti al Pirellone. Tra i punti più importanti della manifestazione organizzata dalla rete Non una di meno è la contestazione delle politiche Regione Lombardia che favoriscono l’obiezione di coscienza negli ospedali e nei consultori. Il corteo inizierà alle 19 e si concluderà alle 21 in piazza XXV aprile dove inizierà una festa con musica, balli dal vivo.
 
 
 

è facile abortire in Italia? Ecco la mappa che ti dice quanti e dove sono i medici obiettori di coscienza nel nostro paese

L’Italia è il paese che il più alto numero di medici obiettori negli ospedali. Per questo il diritto all’interruzione di gravidanza non sempre riesce ad essere garantito. Da Nord a Sud sono tante le strutture in cui la percentuale di obiettori è altissima, così come sono tante le farmacie sparse su tutto il territorio dove non vengono vendute le pillole del giorno dopo.
Per questo motivo è nata Obiezione respinta“, una piattaforma nazionale dove è possibile trovare tutte le informazioni, le segnalazioni sul tema ma anche per scambiarsi opinioni, consigli ed esperienze legate all’interruzioni di gravidanza. L’iniziativa è nata l’8 marzo in occasione del sciopero nazionale delle donne “Non una di meno“. L’obiettivo è quello di colmare un vuoto informativo. I dati del ministero non sono aggiornati e quindi per le donne non è facile capire dove e quanto sia garantito il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza.
La piattaforma è di semplice utilizzo: c’è una cartina dell’Italia e a ogni ospedale e farmacia corrisponde un bollino: verde se viene garantito il servizio, viola per le esperienze positive mentre è rosso per quelle negative. La piattaforma è in continuo aggiornamento perché chiunque tramite mail o facebook può contribuire ad aggiornarla con le informazioni provenienti dal proprio territorio.