05/07/2013

Maternità e condizionamenti

Buongiorno, sono una donna di 41 anni, sposata con un uomo che amo, e stufa di sentirmi chiedere sempre cose tipo “e figli…?”, con facce compassionevoli (“non li avranno potuti avere…”) oppure a volte addirittura… di disapprovazione!! sembra che una donna sia nata soltanto per far figli e, se non li fa, vale meno delle altre!

Mi rendo conto che farmi toccare da certe parole e sguardi, arrivare a scrivere questa e-mail, significa che pure io un poco sarò condizionata da questa idea, nel fondo mi fa male… però ecco, sarei proprio curiosa di conoscere la vostra opinione al riguardo. Io nel non avere avuto figli, nell’aver scelto insieme al mio compagno di non averli, non mi sento per questo menomata e non vorrei che gli altri così mi pensassero e, soprattutto, giudicassero. Un saluto e grazie, Miriam

cara Miriam,

il tuo è un problema che tocca molte donne, soprattutto di questi tempi, quindi innanzitutto ti ringrazio di averci scritto e di aver sollevato apertamente la questione.

Quanto alla mia opinione, lasciando ora da parte il caso di chi nemmeno si trova a poter scegliere, da un lato credo che sia inevitabile, direi “fisiologico”, che di fronte a questa potenzialità che è il procreare, ciascuno e ciascuna di noi – specie a un dato momento della propria vita – s’interroghi. Voglio dire: non è magari necessario interrogarsi sul perché non si è scelto, per esempio, di diventare “insegnanti” o “ingegneri” o sul perché non si è fatto questo oppure quello, ma, sul desiderare avere o meno figli, una scelta, in un senso o nell’altro, generalmente si impone. Tu stessa infatti sottolinei: “…nell’aver scelto di non averli”.

L’identificazione della donna con il ruolo di madre ha, com’è ovvio, radici assai lontane, millenarie, e le ragioni di questa radicata identificazione hanno perlopiù avuto a che fare, nel corso della storia, con il potere che, nel confinare la donna in tale ruolo, automaticamente veniva conferito all’uomo – lui sì, abilitato a poter interpretare “tutti” gli altri ruoli sulla scena! E difatti notizie di donne dalla Storia, almeno fino al diciannovesimo secolo, se ne hanno ben poche… come se manco esistessero.

Avere coscienza di questo, e volersene a buon diritto affrancare, non deve tuttavia implicare il negare che l’identità di madre, la figura materna, sia qualcosa di fondamentale per il genere umano e specie per il genere femminile: una cosa che di certo ci accomuna tutti è l’esser venuti al mondo da ventre materno! Un minimo comun denominatore di enorme valore simbolico.

Per tornare alla tua domanda, credo quindi infine che il punto non stia tanto nel tuo doverti giustificare, come appunto fosse una colpa o una mancanza (una menomazione, scrivi acutamente tu) il non aver avuto figli, quanto piuttosto nel rivendicare o, meglio ancora, riconoscere il senso profondo che – nella tua personalissima storia – l’aver scelto di non avere figli ha avuto, ha, e anche domani avrà.

La stessa cosa dovrebbe fare chi opta per la scelta opposta, non dandola affatto per scontata: avere figli in carne e ossa non significa necessariamente esserne poi genitori in senso pieno – cioè saperli accogliere in quanto tali, prendersene la responsabilità –, così come non avere figli in carne e ossa non significa non averne o saperne avere di altro genere, “figli” in senso simbolico e non per questo meno importanti.

Susanna Fresko, analista filosofa, Sportello donna Cernusco s/N
Image: 'Sight' 
www.flickr.com/photos/55544800@N00/324894615
Found on flickrcc.net

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *