04/10/2014

Siamo tutte GUERRIERE

Chi sono le guerriere di Elisabetta Ambrosi ? Sono le nuove mamme italiane e la loro resistenza!

Un libro che già dal titolo fa sentire forti, capaci e protagoniste, storie di donne e di madri che raccontano amichevolmente un’ assenza di attenzione sia nell’ambito privato che in quello pubblico e che per continuare a resistere ed affrontare il quotidiano  diventano per forza  “GUERRIERE”.

In apertura una significativa prefazione di Lia Celi:
“Noi madri italiane siamo guerriere. Ma non come le donne spartane: siamo guerriere senza patria e senza spada, per citare la canzone di Pierangelo Bertoli. Ma non possiamo accontentarci più dello sguardo dritto e aperto nel futuro, ed è arrivata l’ora di togliere quel piede dal passato”.

Sono tante le storie in questo libro, sono racconti di donne con le quali l’autrice è venuta in contatto attraverso il suo blog e alle quali ha posto domande di rito quotidiano come:
“Quante volte a settimana hai la signora delle pulizie?”
“Chi sparecchia?”
“Quanto guadagni?”
“Come vorresti cambiare il tuo lavoro?”
“Hai avuto i figli che desideravi o ne vorresti altri?”
“Com’é la loro scuola?”
“Sei libera?”
“Sei Felice?””

E le risposte sono racconti, un coro di voci:

sul lavoro delle donne a tempo indeterminato
“Fanno più figli perché hanno più tutele, conciliare l’identità di lavoratrice con quella di madre è una lotta improba. Anche perché gli orari di scuola sono quelli di cinquant’anni fa, pensati per bambini con un genitore – leggi mamma – sempre a casa e pronto ad accoglierlo”.

sul lavoro delle donne a tempo determinato
“I vantaggi della presunta flessibilità si sono davvero ridotti, ma i problemi rimangono come la mancanza di tutele e dei confini tra dimensione privata e professionale. Mia figlia fatica a capire che la mamma è in casa ma deve lavorare per cui spesso ho bisogno di una baby sitter o dell’intervento dei nonni che però percepiscono il mio lavoro come un hobby”.

sul lavoro delle donne a casa
“Preferisco che le donne lavorino ma penso che il problema non sia solo incentivare il lavoro femminile ma disincentivare i modelli fondati sugli uomini. Questo significherebbe promuovere un’organizzazione del lavoro meno rigida e pensare a tutto ciò che è fuori da lavoro: servizi per l’infanzia, disabilità, vecchiaia, tempo pieno nelle scuole, interventi antistereotipi nei bambini e nei giovani, quote di genere a tutti i livelli nella società”.

sulle donne top manager…”spesso le copertine e i principali servizi sono dedicati a loro: donne che ce l’hanno fatta, che hanno scalato i super vertici, le “super Ceo”. “Quanto vicine sono le vite di chi ha sfondato il famoso tetto di cristallo a quelle che invece sono rimaste sotto, anche se con lo sguardo rivolto all’insù? Mentre leggo, provo sempre una curiosa sensazione di disagio, che non riesco bene a spiegarmi.”

Tanti i temi affrontati, da chi lasciare i figli durante le lunghe vacanze, a chi li sfama la sera, piuttosto se è possibile averne più di uno…fino a un welfare poco adeguato.
Una lettura a cui essere grate perché sincera, chiara, amica.

Edito da chiarelettere

 

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